1 gennaio
Vincenzo Maria Strambi (1745–1824)
Vescovo
Martirologio Romano
A Roma, san Vincenzo Maria Strambi, vescovo di Macerata e Tolentino, della Congregazione della Passione, che governò santamente le diocesi affidategli e fu esiliato per la sua fedeltà al Romano Pontefice.
Consiglio pratico
Riserva oggi una parte del tuo tempo o del tuo denaro per il bisogno di un’altra persona e considerati amministratore, non proprietario, di ciò che Dio ti affida.
Biografia
(Italiano: Vincenzo Maria Strambi).
Nacque a Civitavecchia in una famiglia laboriosa; il padre era farmacista. Studiò nel seminario di Montefiascone, poi a Roma, nel Collegio Nuovo degli scolopi e infine a Viterbo. Figlio unico, rinunciò al matrimonio. Fu ordinato sacerdote nel 1767. Vincenzo non cessò mai di far fruttare i propri talenti naturali. Era dotato di vivissima intelligenza unita a grande senso pratico. A soli 21 anni il vescovo di Montefiascone lo nominò prefetto del seminario e a 22, ancora non sacerdote, rettore del seminario di Bagnoregio.
Fu abile predicatore popolare, diresse esercizi spirituali per il clero e predicò in varie chiese di Roma. Eminente direttore spirituale, ebbe tra i suoi figli diversi santi, tra cui san Gaspare del Bufalo e la beata Anna Maria Taigi.
Il desiderio di consacrarsi a Cristo non si fermò al sacerdozio. Volle farsi religioso: prima chiese di entrare tra i Padri della Missione e poi tra i Cappuccini. Nella città natale e durante un ritiro a Vetralla conobbe san Paolo della Croce e fu conquistato dalla sua personalità e santità. Nel 1768 fu accolto tra i Passionisti dallo stesso Paolo. Per vincere l’opposizione del padre dovette però fuggire di casa. Il padre scrisse a san Paolo della Croce chiedendogli di rimandare Vincenzo in famiglia. Il fondatore rispose con una lettera altrettanto chiara e decisa, formulando una profezia: «Dovrebbe rallegrarsi sommamente nel vedere che il Signore sceglie suo figlio per farne un grande santo». Fu facile per san Paolo essere profeta.
Poco dopo entrò nel noviziato passionista del Monte Argentario, dove emise i voti nel 1769. Ricoprì quasi tutti gli incarichi dell’Ordine e lavorò instancabilmente come missionario. Era stimato da tutti, specialmente da san Paolo della Croce. Da vero passionista, fu devotissimo del Preziosissimo Sangue di Gesù. Il suo primo libro riguardò il mese di luglio dedicato al Preziosissimo Sangue.
San Paolo della Croce morì nel 1775 dopo avergli affidato la cura dell’Ordine. Vincenzo ne fu il primo biografo e il primo postulatore della causa di beatificazione.
Nel 1801 fu eletto vescovo di Macerata e Tolentino, seguendo il modello di san Carlo Borromeo. Evangelizzò il popolo, curò la formazione umana e spirituale del clero e dei seminaristi e riservò un’attenzione preferenziale ai poveri, ai carcerati e agli infermi. Non dimenticava i malati e soprattutto ascoltava il grido dei poveri. «I poveri», diceva, «gridano, gridano». Una vita spesa fin dall’inizio per la Chiesa, i fedeli e il papa.
Nel 1808 fu esiliato perché rifiutò di giurare fedeltà a Napoleone, le cui truppe avevano occupato la diocesi. Fu mandato prima a Novara e poi a Milano. Dopo sei anni di esilio tornò a Macerata nel 1814 e dovette riorganizzare nuovamente la diocesi.
Nel 1823 Leone XII lo volle nella sua residenza come consigliere e confessore. Vincenzo, desiderando imitare Cristo fino alla fine, offrì la vita per la salute del pontefice e fu esaudito: il papa guarì ed egli morì improvvisamente. Pio XII lo canonizzò nel 1950.