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1 gennaio

Guglielmo di Digione (962–1031)

Abate

Martirologio Romano

Nel monastero di Fécamp, in Normandia, oggi Francia, morte di san Guglielmo, abate di San Benigno di Digione, che alla fine della vita guidò con fermezza e prudenza molti monaci distribuiti in quaranta monasteri.

Consiglio pratico

Unisci la fermezza nel proposito a un ascolto attento quando devi decidere.

Biografia

(Francese: Guillaume de Cluny).

Nacque sull’isola di San Giulio, nel lago d’Orta presso Novara, ed era figlio del conte di Volpiano, di famiglia sveva. Come gli altri figli cadetti, fu educato nel monastero di San Genuario di Lucedio. Divenne benedettino a Lucedio, vicino a Vercelli, e completò gli studi a Vercelli e a Pavia. Entrato in contrasto con il vescovo di Vercelli per aver rifiutato il sacerdozio, che avrebbe comportato un giuramento di fedeltà al vescovo, Guglielmo soggiornò brevemente alla Sacra di San Michele, sul monte Pirchiriano.

Nel 987 si trasferì a Cluny, quando era abate san Maiolo, che lo fece suo discepolo prediletto. Dopo un anno, san Maiolo lo inviò come priore del cenobio di Saint-Saturnin-sur-Rhône, oggi Pont-Saint-Esprit. Nel 990 fu mandato dal vescovo a riformare l’abbazia di San Benigno a Digione. Ne fece il centro dal quale la riforma cluniacense si diffuse in tutta la Borgogna, la Normandia, la Lorena e l’Italia settentrionale, in particolare nelle abbazie normanne di Jumièges e Saint-Ouen di Rouen, pur con indipendenza da Cluny. Convinse sant’Odilone a farsi monaco a Cluny.

Era gentile con i poveri, mentre nei rapporti con i potenti mostrava notevole fermezza. Compì due viaggi in Italia, visitando Roma, Benevento, Monte Sant’Angelo e Parma. Tornando nel Lazio, contrasse la malaria, che lo costrinse a fermarsi nel monastero di Santa Cristina di Cortolona e poi a Vercelli. Alla fine della vita fondò l’abbazia di Fruttuaria in Piemonte e ricostruì quella di Fécamp, dandole norme originali per il suo tempo. Lì morì. I monaci tentarono senza successo di ottenerne la canonizzazione, sebbene sia venerato come santo tra i benedettini; nel 1808 il suo culto fu approvato nella diocesi di Ivrea.

Esempio di

Governo al servizio degli altriPrudenza