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16 aprile

Grazia, vergine martire

vergine martire

Verso la fine del III secolo e l'inizio del IV secolo dC, l'imperatore romano Diocleziano scatenò una sanguinosa persecuzione contro la Chiesa, con l'intento di estinguere il nome cristiano e la religione.

Biografia

Per questo furono resi pubblici in tutto l'Impero i suoi terribili editti ordinando che, se i fedeli si fossero opposti al culto degli dei romani, subirebbero i tormenti più crudeli. Tra i responsabili di questa persecuzione, Datiano, che professava un'avversione mortale verso i cristiani, si distinse per barbarie e crudeltà. Ricoprì la carica di governatore della provincia di Tarragona, in Spagna, di cui faceva parte la città di Saragozza. Intraprendendo un lungo viaggio da Braga, in Portogallo, diretta a Rossiglione, una giovane nobildonna di nome Engracia, figlia di un reggente, viene da lui inviata, seguita da un corteo di 18 compagni, a sposare un cavaliere della sua stessa stirpe e scelto dai suoi genitori, come era consuetudine a quel tempo. Engracia si sentiva felice perché era certa ed entusiasta che si sarebbe compiuta una rivelazione che aveva avuto, secondo la quale in quel viaggio avrebbe subito il martirio in difesa della sua fede cristiana. Con il cuore acceso dal fortissimo desiderio di versare il sangue per amore di Gesù Cristo, coraggiosa e guidata senza dubbio dallo Spirito Santo, si presentò al crudele Datiano e gli disse: "Perché, giudice malvagio, disprezzi il vero Dio e Signore che è nei cieli e tormenti così crudelmente coloro che lo adorano? Perché tu e i tuoi imperatori perseguitate così ingiustamente i cristiani in tutto il mondo, perché difendono gli idoli che sono statue vane dove "vivono i demoni?" Daci, stupita nel sentire un rimprovero così inaspettato e ancor più ammirata dallo spirito e dalla maestà con cui quella fanciulla disprezzava generosamente gli dei dell'Impero, infuriata, ordinò che fosse catturata e fustigata, trascinandola legata ad un cavallo per tutta la città; poiché né le tue offerte mi seducono, né le tue parole mi convincono, né i tuoi tormenti mi intimidiscono. Sappi che sono mandato dal mio Signore Gesù Cristo per rimproverare i tuoi enormi crimini, che ti sono necessari." "Pentiti, se temi come dovresti l'ira di Dio, che vedo pronta a scatenarsi su di te." Dacio offeso per la nobile intrepidezza con cui Engracia sfigurava le sue crudeltà, urlando come un leone infuriato, ordinò i più terribili tormenti: gli slogarono tutte le membra e poi con uncini di ferro gli dilaniarono le carni. Fu giustiziato così, ma in modo così disumano che, una volta esposte tutte le ossa, si videro le sue viscere attraverso diverse ferite, talmente profonde che gli fu asportato un pezzo del fegato. Tutti rimasero sconcertati nel vederla con volto felice, adorare e benedire il Signore in mezzo a quell'insieme di tormenti, e gli stessi pagani confessarono che tale forza non era possibile se non per miracolo e poiché neppure ciò la uccise, ordinò loro di desistere e di gettarla nelle umide e buie segrete in quello stato terribile, affinché il dolore acuto delle ferite servisse da martirio più grande, che fu più doloroso della morte stessa. Lì sopravvisse ancora per qualche tempo, dove morì poi il 16 aprile 303, ma non prima di aver fatto comprendere ai nemici della sua religione la potenza del vero Dio dei cristiani sepolta dai fedeli, se non con la solennità di un funerale pubblico, per timore di persecuzioni, ma sicuramente onorata con l'accompagnamento degli angeli che celebravano il trionfo più glorioso di questa illustre eroina della religione.

Consiglio pratico

Raccogliendo il cuore nel silenzio, rispondi al male con un'opera concreta di bene e concludi con un breve ringraziamento.

Esempio di

ForzaFedeltàSacrificio