1 gennaio
Sigismondo Gorazdowski (1845–1920)
Sacerdote e fondatore
Martirologio Romano
A Leopoli, città dell’Ucraina, san Sigismondo Gorazdowski, sacerdote di origine polacca, che si distinse per l’amore del prossimo, per essere stato precursore nell’impegno a proteggere la vita e per aver fondato l’Istituto delle Suore di San Giuseppe, dedicato all’assistenza dei poveri e degli abbandonati.
Consiglio pratico
Individua una persona che di solito rimane esclusa e falle oggi un posto reale nel tuo tempo, alla tua tavola o nella tua conversazione.
Biografia
(Polacco: Zygmunt Gorazdowski).
Nacque a Sanok, in Polonia, in una famiglia nobile. Nel 1864 andò a studiare diritto all’università di Leopoli. Interruppe gli studi al secondo anno, sentendosi chiamato al sacerdozio, ed entrò nel seminario maggiore di Leopoli. Dovette superare una grande prova: la salute peggiorò progressivamente fino a metterne in pericolo la vita, e perciò i superiori non vollero ammetterlo all’ordinazione. I compagni scrissero nelle memorie: «Non essere stato ammesso al sacerdozio fu per Sigismondo un colpo molto doloroso; soffriva moralmente e fisicamente, ma non perse la fiducia in Dio». Due anni dopo, quando la salute migliorò sensibilmente, fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Leopoli nel 1871.
Fin dall’inizio del ministero pastorale unì l’attività sacerdotale a quella caritativa. Vedendo le difficoltà legate all’annuncio del Vangelo, preparò un catechismo che ebbe grande diffusione. Per ragazzi e ragazze pubblicò «Consigli e raccomandazioni».
Promosse con impegno i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia. A imitazione di Cristo, non escludeva nessuno dall’azione pastorale, esercitata con amore totale, e dedicava speciale attenzione agli emarginati. Durante un’epidemia di colera, dimentico di sé, soccorreva gli infermi portando loro il conforto del ministero sacerdotale e aiuti concreti.
Dedicava molto tempo alla catechesi nelle scuole e scriveva articoli e libri per genitori ed educatori. Creò l’associazione «Bonus Pastor» per sostenere il lavoro dei sacerdoti. Fondò numerose opere: la «Casa del lavoro volontario» per i poveri senza dimora; la «Cucina popolare», che offriva pasti a basso prezzo; il «Centro per malati terminali e convalescenti»; l’«Ospizio di San Giosafat» per studenti poveri; il «Centro del Bambino Gesù» per madri sole e bambini abbandonati. Fu anche tra i fondatori della «Lega delle associazioni e dei centri di beneficenza», che coordinava le opere di misericordia cristiana.
Per preservare i bambini cattolici dall’indifferenza religiosa e dall’ateismo, fondò una scuola cattolica polacco-tedesca, affidata ai Fratelli delle Scuole Cristiane. La scuola e il quotidiano cattolico da lui fondato e diretto, «La Gazzetta quotidiana», gli procurarono grandi sofferenze e incomprensioni quasi fino alla morte.
Per amministrare la maggior parte delle opere chiese la collaborazione di un gruppo di terziarie francescane, curandone la formazione. Così, il 17 febbraio 1884, nacque una nuova congregazione: le Suore di San Giuseppe. Con lo sviluppo dell’opera, il fondatore coinvolse le religiose nel servizio agli infermi negli ospedali, negli orfanotrofi, negli ospizi e nelle case private.
Fu per le sue religiose modello di preghiera e di servizio eroico ai bisognosi. Chiamato «sacerdote dei diseredati», «padre dei poveri» e «apostolo della misericordia di Dio», morì a Leopoli. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato a Leopoli il 26 giugno 2001 e Benedetto XVI lo canonizzò a Roma il 23 ottobre 2005.